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| Il grafico |  | Produttività per ora lavorata: sempre in calo Si è rilevato, nel corso del seminario di Radicali italiani e del gruppo W2W del 3 dicembre, che i dati relativi al calo della produttività delle imprese italiane contenute nelle slide presentate non erano del tutto corretti perché erano calcolati per addetto e non per ora lavorata. Poiché - si sosteneva - in Italia si lavora per meno ore rispetto agli altri paesi dell'Ocse, anche la produttività risulta di conseguenza più bassa. Nel grafico accanto si riporta l'andamento della produttività per ora lavorata, corretto rispetto al potere d'acquisto, per 7 paesi. Anche utilizzando questo indicatore la produttività italiana diminuisce negli ultimi dieci anni considerati. E' discutibile, inoltre, che in Italia si lavori meno rispetto agli altri paesi (vedi Domenico Tabassi su Lavoce.info); certamente lavorano meno persone. Ma anche il tasso di attività italiano (rapporto fra forze di lavoro e persone in età lavorativa) risulterebbe meno catastrofico se si riuscirre a far emergere una percentuale significativa dei lavoratori in nero(10 dicembre 2006) Grafico Excel |
|  | La produttività diminuisce: il basso costo del lavoro spinge le imprese nei settori meno competitivi Il grafico confronta la variazione della produttività - calcolata come PIL per ora lavorata - dal 2002 al 2004 nei paesi dell'OCSE. E' aumentata in tutti i paesi in media dell'1,81%, tranne in Italia in cui si registra una diminuzione dello 0,31%. Il declino della produttività nel nostro paese è costante negli anni perché legata a fattori strutturali di debolezza del nostro sistema produttivo. L'Ocse lo spiega rilevando che le imprese italiane hanno utilizzato il basso costo del lavoro in sostituzione del capitale, indirizzando le produzioni nei settori ad alta intensità di lavoro che, a queste condizioni, garantivano maggiori profitti. Settori questi meno competitivi e quindi più esposti alla concorrenza internazionale, in particolare asiatica. (17 settembre 2006) Grafico Fonte |
|  | In Italia il costo del lavoro più basso: come mai le imprese non sono competitive? Il grafico confronta il costo del lavoro e il salario lordo nell'industria (in dollari USA corretti a parità di potere d'acquisto - PPP) in Italia e in alcuni paesi europei. In italia e in Spagna si registrano i costi del lavoro più bassi a fronte di un cuneo fiscale e contributivo che in Italia si porta via il 45,4% del costo del lavoro, 39% in Spagna, 51,8% in Germania, 50,1 in Francia e 33,5 nel Regno Unito. I salari medi nel nostro paese sono, di conseguenza fra i più bassi in Europa. Ma se il costo del lavoro in Italia è così basso, come mai le nostre imprese non sono competitive e chiedono, per voce di Montezemolo, persino la riduzione del cuneo fiscale e contributivo? (27 agosto 2006) Grafico Fonte |
|  | In Italia la spesa più alta per i farmaci a carico del cittadino Anche se in Italia la spesa per la sanità si colloca nella media dei paesi Ocse (OECD Health Data 2006), spendiamo moltissimo per l'acquisto delle medicine. Il grafico mostra come la spesa pro capite per i farmaci ha raggiunto nel 2004 i 512 dollari su una media dei paesi Ocse di 393$. Spendono più degli italiani in medicine solo Canda, Francia e Stati Uniti. Il 49% di questi costi è a carico del cittadino, su una media Ocse del 39%. La spesa per farmaci a carico degli utenti non solo è fra le più alte, ma è cresciuta mediamente dal 2000 del 7% annuo. Le politiche di contenimento della spesa sanitaria di questi anni hanno spostato sulle tasche dei cittadini un pezzo consistente degli oneri per la salute. Con il decreto Bersani di liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco cambierà qualcosa?(1 luglio 2006) r.c. Grafico Fonte |
|  | L'Italia è il fanalino di coda per la produttività in Europa. La moderazione salariale da sola non paga. Nel grafico si confrontano, a livello europeo, due indicatori: il costo del lavoro e la produttività nell'industria. In Italia si registra uno dei più bassi costi del lavoro, superiore solo alla Spagna e al Portogallo e una produttività per addetto più bassa persino della Spagna. L'industria italiana è, di conseguenza, fra le più inefficienti e meno innovative in Europa e, per mantenere i profitti a livelli europei, compensa la scarsa produttività con i bassi salari. In Irlanda, di contro, a fronte di un costo del lavoro superiore di 7 punti a quello italiano, si registra un valore aggiunto per addetto di quasi 168.000 euro, quattro volte quello italiano (42.000). Ricerca, innovazione, apertura agli investimenti esteri e sviluppo delle risorse umane sono i "segreti" del miracolo irlandese. La moderazione salariale da sola non paga. (4 giugno 2006) r.c. Grafico Excel Fonte |
|  | A tre anni dalla laurea, guadagnano di più medici, ingegneri, farmacisti. Ma gli studenti lo sanno? A circa tre anni dal conseguimento del titolo i laureati che svolgono un lavoro continuativo a tempo pieno guadagnano in media 1.257 euro al mese, con un incremento del 5,5 per cento (circa 66 euro) rispetto al 2001. I laureati dei gruppi giuridico, medico e chimico-farmaceutico sono quelli che hanno beneficiato degli incrementi maggiori (oltre il 10 per cento). A guadagnare di più sono ancora una volta i giovani che hanno conseguito lauree del gruppo medico (in media 1.854 euro al mese), ingegneria (1.409 euro al mese), chimico-farmaceutico (1.345 euro) ed economico-statistico (1.277 euro). Quelli con le retribuzioni più basse sono i laureati provenienti dai gruppi insegnamento (1.049 euro), letterario (1.071), linguistico (1.122 euro) e educazione fisica (1.156 euro). Ma gli studenti lo sanno? (21 maggio 2006) r.c. Grafico Excel Fonte |
|  | Retribuzioni in italia: le più basse d'Europa. In Italia le retribuzioni medie lorde nell'industria e nei servizi (2002) sono le più basse d'Europa: 25.808 euro all'anno, più di 2.000 euro in meno rispetto alla media dell'Europa a 25 e quasi 6.000 in meno rispetto la media EU15. Un lavoratore tedesco guadagna 8.800 euro in più di un italiano, uno danese quasi 16.000 in più. Anche il costo del lavoro è il più basso in Europa. Le imprese italiane sono, di conseguenza, le più competitive rispetto ai cugini tedeschi o danesi? No, nonostante la moderazione salariale, la bassa produttività e la modesta efficienza del sistema produttivo italiano hanno determinato un progressivo aumento del costo del lavoro per unità di prodotto: il Clup in Italia è cresciuto, fatto 100 il 1993, di 30 punti nel 2005, mentre in Germania è diminuito di 10 punti. (6 maggio 2006) r.c. Grafico |
|  | Diminuiscono i laureati in discipline scientifiche. Non li vuole il mercato. In Italia la percentuale di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche è diminuita (1998 - 2003) dal 24,2% al 23,2%: quasi tre punti sotto la media EU15. Si registra, invece, un boom delle immatricolazioni nelle facoltà letterarie. I giovani italiani disertano le facoltà scientifiche perché sono più difficili o perché i loro sforzi non sono poi premiati dal mercato con retribuzioni più alte? Se le imprese italiane non investono in innovazione, in ricerca e nelle tecnologie, anche la domanda di laureati nelle materie scientifiche è modesta. Ma è possibile competere nel mercato globale facendo a meno dei talenti? (23 aprile 2006) r.c. Grafico Excel |
|  | In Italia la spesa più alta per studente nella scuola primaria e secondaria, la più bassa nell'università In Italia la spesa per l'istruzione primaria e secondaria (per studente nel 2005) è la più alta fra i paesi OCSE. E' la più bassa per l'università. Gli alti costi per l'istruzione primaria e secondaria sono in gran parte determinati dall'alto numero di professori per studente (in media quasi 11 studenti per professore su una media OCSE di circa 14). Al contrario nell'università italiana vi sono in media circa 22 studenti per professore su una media OCSE di 15. In Italia s'investe negli stipendi dei professori, non nel capitale umano e nella ricerca. (15 aprile 2006) r.c. Grafico Excel |
|  | La spesa per la protezione sociale in Italia: niente welfare, solo pensioni In Italia la spesa per la protezione sociale è assorbita per più del 94% dalle pensioni, dall'assistenza sanitaria e dalle prestazioni d'invalidità. A tutte le altre politiche sociali sono riservate risorse modeste e cioè meno del 6%. La percentuale di spesa riservata agli ammortizzatori sociali (interventi contro la disoccupazione) è decisamente modesta e rappresenta l'1,6% della spesa totale, contro una media europea del 6,3%. In Italia occorre più welfare e meno pensioni. (8 aprile 2006) r.c. Didascalie |
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Un grafico al giorno toglie l'imbroglione di torno
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