Hanno detto                                                                                                

Giavazzi: pieno accordo con una precisazione
Francesco Giavazzi scrive sul Corriere (Le riforme nel cassetto, 29 ottobre 2006) che "la nostra spesa sociale è quasi il doppio di quella inglese: 22,8% del pil contro il 14. E tuttavia tanto denaro pubblico fa poco per aiutare chi più ne ha bisogno. I programmi di welfare riducono il numero di inglesi a rischio dal 26 al 18%; in Italia dal 22 al 19. Siamo uno dei pochi Paesi avanzati in cui non esistono sussidi di disoccupazione accessibili a tutti. Risultato: chi ha un lavoro se lo tiene stretto, non pensa neppure a guardarsi attorno alla ricerca di opportunità migliori; i giudici reintegrano chi è licenziato perché la disoccupazione è un dramma e le imprese non assumono a tempo indeterminato, perché un errore potrebbe rivelarsi irreversibile"
 
W2W: Le considerazioni di Francesco Giavazzi sono pienamente condivisibili e il nostro è l'unico paese in cui solo il 25% dei disoccupati è coperto da un sussidio.  Qualche riserva sulle cifre e di conseguenza sulle diagnosi e sulle soluzioni.  Come si può leggere nelle rilevazioni statitiche dell'Eurostat pubblicate in questo sito (Social protection in the European Union), la spesa italiana per il welfare non è inferiore a quella inglese (26,4% del pil rispetto al 26,7% del Regno Unito), ma è distribuita quasi esclusivamente su pensioni e sanità (vedi grafico). Per quanto riguarda  il costo dei sussidi di disoccupazione e delle politiche attive del lavoro in UK la spesa è superiuore di poco meno di un punto percentuale rispetto a quella italiana  (2,7% rispetto all'1,8% dell'Italia). Quello che fa la differenza è la rete dei Jobcentre (1.500 con quasi 90.000 adetti rispetto ai 536 centri per l'impiego italiani con 15.590 addetti) che sono in grado di applicare vere e severe politiche di welfare to work che riducono drasticamente la durata degli ammortizzatori sociali. Di conseguenza in Italia il problema non è solo quello di creare un ammortizzatore universale che copra tutti i disoccupati, anche quelli che non hanno un contratto a tempo indeterminato (impresa già ardua), ma  occorre  soprattutto disporre di servizi efficienti capaci di applicare politiche di W2W.
                                                                                                                                                             
Sospingere gentilmente il ministro Damiano ad abrogare la legge Biagi?
Il deputato di rifondazione comunista, nonché sottosegretario allo sviluppo economico, Alfonso Gianni ha rilasciato la seguente dichiarazione a proposito della circolare interpretativa della legge Biagi sui co.co.pro nei call center: “Prendo atto che il mio amico Damiano evidentemente non ritiene del tutto sbagliata la legge 30, altrimenti non avrebbe firmato quelle circolari. Appunto per questo si tratterà di sospingere gentilmente il ministro del Lavoro a ricominciare da capo, superando la 30 in modo definitivo”. Ovvero non limitandosi alle modifiche, ma abrogando la Biagi

W2W:
Probabilmente la recente conversione alla nonviolenza avrà consigliato il neosottosegretario Gianni di utilizzare una espressione - sospingere gentilmente - che evoca una lieve e continua pressione finalizzata a convincere l'"amico" Damiano ad abrogare la legge Biagi. Sarà interessante verificare nel tempo con quali strumenti, tipici della nonviolenza, si eserciterà questa pressione: digiuno, sit-in in via Veneto come Di Pietro?
                                                                                                                                                              

Riduzione del cuneo fiscale: non sarebbe meglio abolire l'Irap?
Roberto Leombruni e Matteo Richiardi scrivono su Lavoce.info (Toglietemi tutto, ma non il cuneo fiscale) che "il cuneo fiscale ha tre componenti. Una è relativa all'Irpef, e una sua riduzione non è all'ordine del giorno. Poi ci sono i contributi sociali, per i quali forse c'è spazio per una riduzione, ma certamente non consistente. Cosa rimane per il famoso taglio di 5 punti percentuali? I contributi previdenziali. Ma questi sono parte integrante della retribuzione del lavoratore. Se l'obiettivo è risolvere i problemi di competitività delle imprese italiane, la soluzione migliore non può essere quella di chiedere a tutti i cittadini di aiutare le aziende a pagare gli stipendi". 


W2W:
Altre voci si aggiungono al coro di coloro che valutano negativamente la proposta di riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un effetto devastante sulla riforma del nostro sistema pensionistico e in particolare sulla separazione fra assistenza e previdenza e sulla congruità di quanto si versa all'INPS con la pensione che si riceverà.
Nella stessa direzione si muovono le osservazioni di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra, sempre su Lavoce.info (Il cuneo visto da vicino): al massimo si può agire sugli oneri impropri che rappresentano però solo l'1,14% della retribuzione. La via maestra sarebbe quella di ridurre drasticamente l'IRAP, ma che ne pensa il padre di questa funesta tassa, il viceministro all'economia Vincenzo Visco?
                                                                                                                                                              
Riduzione del cuneo fiscale: disincentivo all'innovazione
Il  rapporto annuale dell'Istat prende in esame anche la proposta di riduzione di 5 punti percentuali dei contributi sociali (costo per il bilancio pubblico di circa 10 miliardi di euro) che avrebbe l'effetto di ridurre il costo del lavoro e aumentare la redditività lorda di circa 2-3 punti percentuali se l'intero risparmio andasse a favore delle imprese. "Ciò rappresenterebbe uno shock positivo in termini di competitività, ancorché una tantum. Questa misura rischia però di fornire un disincentivo all'inovazione (di prodotto e di processo) e al passaggio verso tecnologie più capital intensive e, in assenza di meccanismi di selezione virtuosa, premierebbe sostanzialmente le imprese meno produttive. Se una parte dei benefici fosse trasferita ai lavoratori, l'impatto sui redditi disponibioli delle famiglie sarebbe comunque modesto, senza concentrarsi su quelle in condizioni di disagio".  (Rapporto annuale dell'Istat, 24 maggio 2006)

W2W: il giudizio negativo sulla proposta di riduzione del cuneo fiscale è ornai generalizzato da parte delle più prestigiosi istituzioni scirentifiche del nostro paese. La questione più urgente non è infatti quella di ridurre il costo del lavoro che, come si può vedere nello stesso rapporto dell'Istat, è in Italia il più basso di tutti i paesi europei (- 9mila e - 14mila rispetto a Francia e Germania) ma come aumentare la produttività delle imprese ovvero come ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto.
                                                                                                                                                                 
Call center ostaggio dei dogmi 
Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro e collaboratore di Biagi, spiega che "applicando rigorosamente la legge Biagi risulterebbe vietato il massicio ricorso nel call center alle collaborazioni coordinate e continuative e al lavoro a progetto". L'alternativa proposta dalla legge 30 è lo staff leasing offerto dalle agenzie per il lavoro. Ma i sindacati, pur di non applicare la legge Biagi , si oppongono.  (Sole 24 Ore, 11 maggio 2006) Articolo    Risposta Almaviva   Risposta CGIL

W2W: Da una partec'è il lavoro precario e senza tutele dei co.co.pro, dall'altra potremmo avere l'assunzione a tempo indeterrminato con tutte le tutele, compreso l'art. 18. Ma i sindacati scelgono la prima situazione, ovviamente in nome degli interessi dei lavoratori a cui nessuno ha chiesto se preferiscono il precaraiato o lo staff leasing. Pur di non applicare la legge Biagi, si colpiscono migliaia di lavoratori costretti a lavorare con stipendi da fame e con contratti irregolari. Ma se non ci pensa il sindacato a tutelare questi lavoratori, che aspettano a farlo gli ispettori del lavoro?

                                                                                                                                                                 

Cgil: la legge Biagi va abolita, non corretta
Alla fine Guglielmo Epifani, incalzato dalle domande dei giornalisti, lo dice a chiare lettere: la legge Biagi
«va cancellata». È la posizione che la Cgil ha deliberato al recente congresso di Rimini, ci tiene a sottolineare il segretario generale, come a dire: nulla di nuovo. Ma è comunque una posizione che potrebbe creare non pochi problemi al governo Prodi.
(Corriere della Sera, 13 aprile 2006)


W2W: si può dire una tale corbelleria, anche solo dal punti di vista tecnico, senza alcuna conseguenza? Qualcuno ha immaginato cosa succederebbe nel mercato del lavoro se effettivamente il legislatore, in stato di ubriachezza, seguisse i consigli di Epifani e "cancellasse" la legge Biagi? Il segretario della Cgil è un problema. Non solo per Prodi
                                                                                                                                                                   
Le lettere di Prodi e D' Alema a Ichino: idee giuste, ma troppo avanti
L' autore di «A che cosa serve il sindacato?»: il leader dell'Unione è d'accordo con me, ma per la politica le mie proposte sono difficilmente praticabili. D'Alema: «Non sempre sono d'accordo con te. Soprattutto non sempre posso dirlo. Perché a volte tu sei troppo avanti».
(Corriere della Sera, 4 aprile 2006)

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: Ichino è troppo avanti o Prodi e D'Alema sono troppo indietro rispetto alle urgenze del paese?
   Prodi e D' Alema a Ichino: idee giuste, ma troppo avanti
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